REVIEW // «Un'educazione paperopolese. Dizionario sentimentale della nostra infanzia» di Valentina De Poli
Bentornati su questi schermi, cari book hunter! Ci eravamo lasciati con il precedente articolo, in cui vi raccontavo di come, negli ultimi tempi, facessi fatica a trovare l’ispirazione per iniziare nuovi libri, e su come uno in particolare avesse attirato la mia attenzione. Ho deciso di tentare di uscire dal famigerato blocco del lettore con un libro un po’ particolare, a prima vista, ma che rappresenta, almeno per me, una fetta bella grossa della mia infanzia.
Sto parlando di «Un’educazione paperopolese. Dizionario sentimentale della nostra infanzia» di Valentina De Poli, e sono molto sicuro che il suo nome potrebbe non dirvi molto, se non siete amanti del genere. Valentina De Poli è stata per diversi anni direttrice della rivista più amata da diverse generazioni, Topolino. Se sapete di cosa parlo non devo stare nemmeno a spiegarvelo, ma per chi non avesse mai avuto in mano una copia del Topo sappia solo che leggere quel giornalino ogni settimana era come far parte di un mondo alternativo, fatto di paperi e topi, di cui chi non leggeva le storie non ne sapeva nulla; proprio per questo, forse, ci si sente come se si facesse un po’ parte di un club, una squadra che condivide un mondo segreto, che però sa unire, intrattenere e divertire chi lo frequenta. Questo è uno degli aspetti che Valentina De Poli racconta nel suo libro, dove parla di come questo giornale – oltre ad aver accompagnato centinaia di migliaia di lettori di diverse generazioni nella propria crescita – abbia stravolto anche la sua, di vita, quasi senza volerlo.

Copertina del libro
L’aspetto del racconto di Valentina che più mi ha incuriosito è stato proprio quello di scoprire che tutte le sensazioni che ho provato anche io da piccolo, non appena iniziato a leggere Topolino, le hanno percepite e provate anche tutti gli altri: divorare le storie una dopo l’altra, sentirsi complici dei protagonisti dei racconti, leggere le numerose rubriche, suscitava nei lettori – e, credo, susciti tuttora – un sentimento di orgoglio e di coinvolgimento, ma al contempo la sensazione di essere un po’ più grandi, visto che si sta leggendo un settimanale vero e proprio.
Valentina racconta nel suo libro di quante persone (le più disparate: giornalisti, politici, magnati, e chi più ne ha più ne metta) le hanno confessato di aver imparato a leggere con il Topo, le hanno rivelato questa o quella parola, letta per la prima volta in una nuvoletta di una delle storie del giornale, magari senza capirne subito il significato, scoprendolo solo giorni, settimane, se non mesi dopo. Davvero curioso: anche a me è capitata la stessa identica cosa!
Descrive anche la sua prima volta in redazione, quando vi è capitata per puro caso e tra i primi compiti il suo primo impiego era quello di smistare la posta che i lettori spedivano ai loro personaggi preferiti: era stupita di vedere come tutti coloro che lavoravano per quella rivista mettessero tutto l’impegno e la passione a loro disposizione affinché i lettori fossero ogni settimana sempre soddisfatti, divertiti, ammaliati1 dalle storie di paperi e topi.
Potrei andare avanti con altri esempi, ma questo per dire: se siete nel pieno di un blocco del lettore (come lo ero io), concedetevi il piacere di leggere il libro di Valentina e di riscoprire la cara e buona educazione paperopolese che, in un modo o nell’altro, tutti abbiamo ricevuto: sono sicuro che anche voi riscoprirete il piacere della lettura proprio sentendo il racconto di Valentina e ricordando la prima volta che avete letto una copia di Topolino (che, magari, coincide proprio con la vostra prima lettura in assoluto, ancor prima di un libro).
Disclaimer: pubblico questa recensione a distanza di quasi due anni (in particolare il 16 agosto 2026) dalla sua stesura. Mi sono reso conto solo oggi di non averla mai pubblicata… 😓 Ho però preferito lasciare la data originale.
Ammaliati, esatto: sono sicuro che anche questa parola l’hai sentita per la prima volta da una storia del Topo, dove magari zio Paperone cerca di salvare la sua adorata № 1 dalle grinfie di «Amelia, la strega che ammalia». ↩︎